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I mantra

Pubblicazioni2
Luigi Lacchini - 2006

I Mantra
la vibrazione meditativa


Cos’è un “mantra”?

Come spesso accade, gli studiosi non sono del tutto concordi sul significato profondo del termine sanscrito “mantra”, perché ne interpretano diversamente le componenti.
Una delle tesi più comuni, ritiene che la parola sia composta da due radici: il termine “manas”, che significa “mente” (anzi, più precisamente, la mente sensoriale-emozionale) e il suffisso “tra”, che viene utilizzato per esprimere il senso della strumentalità. Perciò il significato potrebbe essere “strumento per la mente”.
Altri studiosi vanno oltre questo significato un po’ generico, riconducendo il suffisso “tra” alla radice del verbo “trayati”, che significa “liberare”. Perciò la parola “mantra” assumerebbe il significato di “liberazione della mente”.
Comunque lo si voglia interpretare, il mantra è considerato in tutto l’oriente uno strumento per aiutare la mente a liberarsi, a rallentare un po’ la frenetica corsa dei suoi pensieri.

Ma cos’è, concretamente un “mantra”?

Incominciamo subito col dire che il mantra è un suono che viene continuamente, monotonamente ripetuto. Talvolta è una parola o una breve frase dotata di senso, ma, molto spesso, si tratta di un semplice suono, un’onda risonante che, per le particolari caratteristiche vibrazionali, induce alcuni effetti sul corpo e sulla mente.

Vediamo qualche esempio:

  • il suono “om” (pronunciato “ong” all’inglese, nasalizzando il suono “ng”) o la sua forma estesa, "aum", è il più celebre mantra orientale; la sillaba, in sé, non ha alcun significato, ma varie tradizioni attribuiscono significati simbolici alle tre lettere. Viene considerata la manifestazione del suono primordiale dell’universo, nonché il suono che esprime la vibrazione di fondo che l’universo ha anche attualmente;
  • altri mantra famosi della tradizione indo-vedica e cinese sono suoni come: hrim, shrim, lam, shah, ecc.; ne esistono centinaia e su ciascuno di essi è stata effettuata nel corso dei secoli una sorta di “sperimentazione clinica empirica”, studiando gli effetti che producono sul corpo e la psiche.

Molto spesso vengono utilizzati come mantra i nomi delle divinità, cantati o pensati interiormente come invocazioni: per esempio si utilizzano i nomi di Krishna, Rama, Hari, ecc.
In altri casi i mantra consistono nella ripetizione continua di brevi frasi. Queste frasi possono essere dotate di un senso immediato e diretto, come nel caso del celeberrimo mantra “Om Namah Shivaya” (che alla lettera significa “Om, mi inchino a Shiva” e indica l’intenzione di compiere la volontà di Dio), oppure possono avere un significato simbolico non deducibile da quello letterale e comprensibile solo ai devoti o agli adepti di un gruppo spirituale.

Mantra cantato o mantra pensato?

Nella tradizione culturale orientale i mantra spesso si cantano effettivamente, ma talora vengono anche solamente “cantati interiormente”. Anzi, in molte tecniche, si inizia con il canto fisico che diviene poi, progressivamente, una sorta di ripetizione mentale.
Le due modalità non sono del tutto equivalenti.
Cantare fisicamente un mantra richiede una serie di azioni e di scelte che hanno una diretta ricaduta somatopsichica, ossia interessano immediatamente il corpo e, successivamente, la mente:
Il canto fisico del mantra regola immediatamente la respirazione che, inevitabilmente, assume un andamento più lento e profondo, in quanto l’emissione del suono può avvenire soltanto nel momento espiratorio;
L’emissione fisica del suono comporta un effetto vibrazionale avvertibile in diverse parti del corpo; tale effetto dipende:

  • dalla frequenza del suono stesso (acuto o grave),
  • dall’intensità con cui viene emesso (piano o forte),
  • dalla modalità con cui viene eseguito (di testa, di gola, di diaframma),
  • dal particolare tipo di suono utilizzato (vocali scure o aperte, presenza di aspirazioni o di particolari consonanti, ecc.)
  • dalla presenza eventuale di altre persone che cantino anch’esse il mantra (cantare un mantra da soli o in 150 persone non è affatto lo stesso).

La ripetitività monotona del mantra, che talora viene cantato per ore consecutive, determina un potentissimo effetto ipnotico che acquieta la mente. Talvolta, nelle meditazioni mantriche, si inizia con il canto fisico del mantra che poi, successivamente, viene interiorizzato e diviene esclusivamente mentale. A questo punto, le caratteristiche del mantra cantato permangono tutte: la respirazione rimane controllata, la vibrazione diviene più sottile ma è avvertita ugualmente, e l’effetto ipnotico può addirittura aumentare.

I mantra tantrici

Nel mondo culturale e spirituale tantrico, i mantra hanno presto assunto una caratteristica particolare e unica rispetto a tutti gli altri contesti yogici. La causa di questa originalità è dipesa dal fatto che sia stata data una lettura simbolica dell'alfabeto sanscrito. Ogni lettera è stata considerata portatrice di una particolare energia psichica, di una specifica qualità enegetica; in questo modo ogni lettera sanscrita è divenuta un simbolo, nel senso che il mondo orientale attribuisce a questo concetto: non solo "segno" di qulcosa diverso da sé, ma "segno efficace", che rende presente concretamente la qualità vibratoria e l'informazione dell'entità simboleggiata. Perciò pronunciare una specifica lettera sanscrita significava rendere presente e interiorizzare una particolare informazione energetica.
Quando il discepolo tantrico veniva accettato dal maestro, dopo un certo periodo di apprendistato, veniva "iniziato", anche attraverso la comunicazione del mantra personale. In sostanza il maestro individuava le "carenze energetiche" del discepolo, ossia i nodi karmici o di personalità su cui era necessario lavorare e individuava le lettere dell'alfabeto sanscrito che portavano l'energia e l'informazione adatta per riequilibrare questi nuclei problematici. Queste lettere venivano comunicate al discepolo che doveva da quel momento recitare il mantra pensato per lavorare specificamente sulla sua problematica individuale. Tuttavia accadeva spesso che le lettere adatte ad un discepolo determinassero qualcosa di totalmente impronunciabile. Potevano essere anche tutte consonanti o comunque sequenze con suoni impossibili da cantare. Perciò il discepolo veniva invitato ad effettuare una sorta di "canto mentale" interiore, che diveniva il fulcro stesso della sua dimensione meditativa.

La psicologia occidentale di fronte ai mantra

I mantra e il loro utilizzo sono stati oggetto di studio da parte della psicologia occidentale, sia nelle ricerche sui cosiddetti “stati di coscienza alterati”, che in quelle sul fonosimbolismo.
Gli studi scientifici hanno confermato puntualmente ciò che già la tradizione spirituale orientale sapeva da millenni, mettendo a fuoco il grande potenziale che le stimolazioni sonore possiedono in rapporto allo stato della mente. In particolare, sono stati accertati alcuni aspetti che vale la pena di sottolineare:

  • ogni suono ha proprie caratteristiche evocative in funzione dei fonemi che lo compongono. Vi sono fonemi tipicamente “scuri” (ü, u, o) altri intermedi (a, ö) e altri chiari (e, i). I fonemi scuri hanno un effetto maggiormente rilassante, quelli chiari risultano penetranti, con un effetto attivante; la risonanza vibratoria dei diversi fonemi attiva zone diverse del corpo. Dal basso verso l'alto si hanno dapprima i suoni scuri (ü, u) che attivano soprattutto la zona addominale, i suoni intermedi (o, ö) che risuonano maggiormente nella parte toracica, il suono a legato all'emissione respiratoria e i suoni più chiari (e, i) risuonano maggiormente nel collo e nella parte alta della testa;
  • esistono combinazioni di fonemi che riproducono onomatopeicamente suoni legati a particolari situazioni psicofisiche. Per esmpio, il suono “a”, seguito da un’aspirazione moderata (tipo un’h tedesca leggera), ha le stesse caratteristiche di un sospiro liberatorio e ne riproduce gli effetti;
  • la ripetizione mentale di un suono-mantra, tende a produrre una più elevata sincronizzazione delle onde cerebrali che, solitamente, indica la presenza di uno stato mentale più rilassato;
  • se i suoni utilizzati vanno a comporre una parola avente senso, allora, agli effetti del suono, si sommano gli eventuali effetti emozionali indotti dal concetto espresso: in altre parole, è diverso ripetere “uuuu” e ripetere “bluuu”, perché la seconda fonazione, per chi parla la lingua italiana, evoca l’immagine del colore che, a sua volta, mette in moto risonanze emotive;
  • la ripetizione di un suono-mantra costringe a regolare la respirazione, e questo solo fatto comporta effetti psicosomatici rilevanti, per i noti effetti che il ritmo respiratorio ha in rapporto alle emozioni;
  • se alla ripetizione mantrica viene associata un’immagine mentale congruente, l’effetto rilassante che si produce è ancora più potente. In altre parole, se al mantra “blu” associo l’immagine mentale delle acque blu di un lago quieto e profondo o immagino il suono della risacca del mare, l’effetto ipnotico sarà maggiore.

Per approfondire...

André Padoux - "Mantra tantrici" - Ubaldini Editore - Roma
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