La natura della mente nella cultura vedica - Luigi Lacchini - naturopatia ayurvedica e psicologia dello Yoga e del Tantra

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La natura della mente nella cultura vedica

Pubblicazioni2
Luigi Lacchini - 2003

Cercherò di mettere a fuoco i seguenti problemi:

  • La mente è un flusso o una sequenza di punti? In sostanza ha un funzionamento continuo o discreto?
  • Che rapporto ha la mente con il tempo?
  • Si può “localizzare” la mente?
  • Qual è la natura delle “forme pensiero”?
  • Quanto è vulnerabile la mente?

La mente: flusso continuo o succesione discreta?

Con il termine “mente”, in ambito vedico, non intendiamo solamente la dimensione intellettivo-razionale, ma le facoltà psichiche  nel loro complesso, cioè l’insieme delle capacità di decodifica sensoriale, l’intelletto razionale e l’emotività.
Nella concezione vedica, la mente ha natura puntiforme. E’ una successione rapida di singole unità (pensieri, sentimenti, sensazioni), non un flusso continuo. Come verificarlo? Innanzi tutto si può osservare come avviene la dinamica delle sensazioni. Quando guardiamo un oggetto, se osserviamo attentamente il processo che si mette in atto, noteremo che la mente effettua una “ricognizione analitica”, scomponendo la percezione in tante piccole parti, che poi vengono riunificate, La mente cerca di ricostituire l’unità complessa dell’oggetto componendo punti di osservazione e di attenzione differenti.
In sostanza la mente si comporta come uno spot luminoso proiettato di notte su una superficie ampia e complessa. E’ in grado soltanto di illuminare soltanto piccoli dettagli, la cui “somma”, adeguatamente ricostruita, darà la percezione dell’insieme.
Se ci si siede in meditazione tranquilla, osservando i processi della mente “dal di fuori” (dal punto di vista della consapevolezza), dopo un breve allenamento si potrà notare la natura puntiforme dei pensieri, che si comportano come i fotogrammi di un film, costituendo una successione discreta e non continua (in senso matematico).

Questa scoperta è molto importante, perché ci dice che, fra un pensiero e l’altro, esiste un intervallo, se pure minuscolo, un tempuscolo vuoto, dove è possibile incontrare la dimensione della non-mente. Con grande costanza meditativa, tale intervallo può essere progressivamente dilatato portando un po’ per volta alla scoperta di una nuova dimensione interiore, in cui l’incessante gioco mentale si trasforma into una successione di “silenzi” ogni tanto interrotti da un pensiero.
Poiché la mente non è altro che una rapida successione di flash puntiformi, può dare la sensazione di essere un “flusso” soltanto mediante un continuo dinamismo, proprio come una pellicola cinematografica può dare il senso della continuità solamente se gira ad una certa velocità. Perciò la mente “deve” essere in continuo movimento. In un certo senso, si può dire che la mente “è” il suo stesso movimento. Per questo, la mente non può essere fermata. La mente ferma è una mente venuta meno; finché c’è, non può che muoversi. Perciò l’obiettivo di fermare la mente e le tecniche relative sono semplicemente un’assurdità. Riprendendo l’esempio del film, si può dire che non è possibile una proiezione cinematografica con la pellicola ferma: se si vede il film la pellicola è per forza in movimento. Al massimo si può uscire dal cinema...

Mente, non-mente e tempo

Anche nel caso della mente, si può “uscire”. La mente può essere trascesa, non fermata. In sostanza esiste una dimensione di quiete “oltre” la mente (la dimensione della consapevolezza profonda, che alcuni mistici chiamano della non-mente), ma non esiste una mente ferma.
Poiché la mente è essenzialmente una successione di stati puntiformi, la dimensione del tempo le è connaturata e essenziale. In un certo senso la mente, creando la successione, crea il tempo.
Se si trascende la mente (e finché la si trascende), il tempo trova una sospensione. In effetti, la dimensione temporale interessa la materia (ossia mente e corpo), non la coscienza profonda (la non-mente). Fra l’altro, proprio perché la mente è materiale-temporale, come ogni cosa materiale è affetta da dualità. Ogni pensiero formulato pone in essere il suo opposto, e le nostre interazioni emozionali e logiche determinano sempre dei dualismi (piacere/dispiacere, amore/odio, bellezza/bruttezza, ecc.).

Localizzazione della mente e forme-pensiero

Benché la convinzione comune tenda a localizzare la mente e le sue funzioni nell’encefalo, la psicologia vedica e la stessa scienza contemporanea, specialmente gli studi di Psico Neuro Endocrino Immunologia, sono concordi nel ritenere che la mente si trova là dove si rivolge l’attenzione. La presumibile natura vibratoria dell’energia mentale e la sua struttura “a rete”, fa sì che la mente possa trovarsi in più punti dello spazio contemporaneamente. Perciò, la varie funzioni della mente possono essere immaginate presenti in tutta la dimensione corporea e “proiettabili” nell’ambiente esterno mediante “forme-pensiero”, “forme-sensazione”, e “forme-emozione”, ecc. Quindi è perfettamente sensato parlare di memoria cellulare, intelligenza cellulare, emozione cellulare, ecc. In sostanza la mente ha la medesima natura dello spazio e, per questo, è onnipervadente. Più la mente diviene evoluta più il suo spazio si amplia. Beatitudine e dolore (durante l’incarnazione) altro non sono che la dilatazione e la contrazione dello spazio mentale.

Le forme-pensiero (e intendo anche quelle sensoriali ed emozionali, non solo quelle concettuali) sono manifestazioni di energia psichica che vengono continuamente emesse ed assorbite dalla nostra mente. In sostanza siamo costantemente immersi in una “psicosfera”, a cui noi stessi contribuiamo, in grado di elevare o deprimere potentemente la nostra mente e le sue funzioni. In un certo senso la mente permea tutto lo spazio con i suoi contenuti. Per la psicologia vedica ogni oggetto fisico, essendo stato prima un “progetto”  non è nient’altro che energia psichica materializzata. Naturalmente le forme-pensiero appartengono al medesimo livello mentale che le crea.
Forme-pensiero provenienti dall’inconscio portano con sé l’energia dell’inconscio, mentre forme-pensiero nate dalla mente conscia conducono con sé l’energia di quest’ultima. L’energia di questi livelli mentali è molto differente. L’energia della mente conscia è superficiale e debole e, di conseguenza, le sue forma-pensiero poco efficaci, in grado di influenzare soltanto menti deboli. L’energia dell’inconscio o del superconscio è invece potentissima, in grado di determinare cambiamenti profondi nel nostro corpo e nell’ambiente. Sono proprio i mutamenti radicali di queste forme-pensiero potenti che possono provocare guarigioni spirituali o balzi in avanti nella propria evoluzione spirituale.

La vulnerabilità della mente

La natura della mente, essenzialmente aperta allo scambio di energia (la capacità di emettere e di ricevere) la rende vulnerabile e delicata. Ogni cosa, ogni relazione, ogni energia la influenza. Quando viene ferita – il che accade spesso, specialmente nei bimbi – crea attorno a sé delle barriere e diminuisce la sua sensibilità.
Per questa ragione la psicologia ayurvedica suggerisce la necessità di una “igiene mentale” esattamente speculare a quella corporea. Occorre prestare molta attenzione alla qualità e quantità di ciò che si fa “mangiare” alla mente, è necessario tenerla in esercizio senza eccedere, curare il necessario riposo, purificarla, fare in modo che sia in grado di espellere le scorie e tutto ciò che è vecchio e ha cessato la sua funzione.
E’ ovvio che, quando l’individuo raggiunge elevati livelli di evoluzione spirituale, anche la sua mente diviene talmente forte da essere difficilmente attaccabile, ma occorre ricordare che la maggior parte degli individui si muove in stadi evolutivi molto più bassi. La mente dell’illuminato è nutrita dal silenzio della non-mente che è dimora dello spirito. Perciò, quando un simile individuo utilizza la mente lo fa con una forza e una totalità sconosciute ai più. La mente dell’individuo comune, invece è quotidianamente preda di convulsioni determinate dall’ambiente esterno e interno e va tutelata come un tesoro prezioso e delicato.

La mente e i cinque elementi

Benché, come s’è già detto, la mente presenti prevalentemente la natura dello spazio, in essa e nelle sue funzioni si trovano anche gli altri cinque elementi. Tutto ciò, da una parte, ribadisce la natura materiale della mente secondo la psicologia vedica e, dall’altra, consente di vedere, per l’ennesima volta, la valenza puramente simbolica della teoria dei cinque elementi.

La mente, in tutte le sue componenti (coscienza, intelligenza, emozione) è innanzi tutto un “dilatarsi”, accogliendo l’ambiente e le sue esperienze. Più la mente è chiusa e ristretta più nega se stessa e si contraddice.
Tuttavia, oltre ad essere spazio, la mente è anche velocità, movimento continuo. Essa è sempre impegnata a raccogliere dati (sensoriali e concettuali), confrontarli, esprimere giudizi, predisporre strategie e reazioni emotive. Dunque la sua natura può essere assimilata all’elemento aria.
In quanto intelletto e intelligenza la mente possiede inoltre la capacità di illuminare la realtà, di renderla comprensibile. In quanto sede delle emozioni la mente ha anche il potere di generare passioni calde e intense. Luce e calore, com’è chiaro, assimilano la mente a fuoco.
La mente, in quanto anche sede dell’emozione, apre alla condivisione, all’empatia e al sentimento. La natura dolce, vitale di accoglienza e condivisione, che caratterizza queste dimensioni, è quella simbolicamente espressa dall’acqua.
Infine la mente è anche memoria, spesso cristallizzata e pietrificata. Talvolta diviene attaccamento, blocco, peso insopportabile. Caratteristiche queste dell’elemento terra.
Luigi Lacchini
formazione@luigilacchini.it
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