Yoga Therapy? - Centro Studi "Il crogiuolo" - di Luigi Lacchini

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Yoga Therapy?

Testi e Video
Cosa significa fare “terapia yogica”? Chi è lo “yoga therapist”?
Queste domande rischiano di suscitare nei “non addetti” alcune risposte automatiche e reazioni indignate.
Il terapista yogico, nel pensiero dei più, è uno strano personaggio che pretende di utilizzare le posizioni dello yoga (notoriamente “roba da ginnasti e ballerine”) per curare problematiche fisiche, una sorta di fisioterapista all'orientale. Naturalmente qui insorgono medici e fisioterapisti doc, ricordando che “terapie” e procedure riabilitative, posturali, ecc., come assevera la legge, sono soltanto di loro competenza.
Niente paura. Le cose non stanno affatto così; nessuna usurpazione di orticelli!

Iniziamo col sottolineare che il termine “terapia” (dal greco “therapéin”) significa “curare”, nel senso di “prendersi cura” di un essere nella sua interezza, ricondurlo al proprio equilibrio, riaccompagnarlo alla propria centratura.
Oggi in Italia il termine “terapia” è stato sequestrato dalla classe medica, al punto che già soltanto l'uso è diventato pericoloso, passibile di denuncia.
A parte la sconcertante assurdità di sequestrare l'uso di una parola, si può convenire che la medicina ha preteso l'uso esclusivo del termine, perché molti cialtroni non medici ne hanno abusato (mentre altri cialtroni ne abusano in campo medico).
Tuttavia è arrivato il momento di dire chiaro e forte, che nella sua accezione più profonda, “terapia” non significa affatto effettuare qualche pratica che guarisca o lenisca un problema fisico specifico. La “malattia” per eccellenza dell'essere umano è il “mal di vivere” e la cura per questo morbo, se esiste, è largamente al di là della portata della medicina convenzionale.
La “terapia” per il male di vivere consiste unicamente in un processo di accompagnamento evolutivo, una sorta di pedagogia a tutto campo che prenda in considerazione ogni componente dell'essere umano: corpo, psiche, spirito, l'energia che li unisce e l'informazione che li configura. Tutto questo non riguarda analiticamente né la medicina, né la fisioterapia, né la psicologia, né la filosofia, tutte pesantemente settoriali.
L'unico contesto che può davvero essere denominato “terapia” in senso pieno è quello sapienziale-esperienziale; il resto sono “protesi”, interventi parziali su problematiche parziali, senza dubbio importanti, ma incapaci di dare risposte alla domanda esistenziale dell'essere umano. Se esiste una possibilità di accompagnare l'essere umano in questo processo evolutivo, se escludiamo le fedi religiose, ciò può avvenire soltanto all'interno di quelle che in oriente si chiamano “Vie”, progetti vitali integrali, ma con un approccio prevalentemente esperienziale.
Qui entra in gioco lo yoga, che è appunto una Via, ossia un percorso esistenziale per entrare nel profondo di sé stessi, per cercare di portare a sintesi e a unità le nostre scissioni, per lasciare andare il nostro ego ipertrofico, per raggiungere un rapporto più sereno ed equilibrato con gli altri e la natura. In tutto questo la parte fisica dello yoga – le posizioni, i movimenti, le pratiche – gioca un ruolo quasi secondario.
Sono consapevole che oggi, in occidente, ci siamo creati figure professionali specifiche deputate ad accompagnare percorsi evolutivi esistenziali: ci sono gli psicologi, i pedagogisti, gli esperti di scienze della formazione, i counselor, i life coach e chissà quali altre figure ed etichette, ciascuna impegnata a difendere il proprio orticello. Spesso personaggi che l'equilibrio interiore e la consapevolezza esistenziale, per sé, non l'hanno neppure sfiorata e che quindi si prefiggono di accompagnare altre persone in un luogo che non conoscono e in cui non sono mai stati.
Questa è la ragione per cui uno “yoga therapist” non è un ginnasta o un preparatore atletico o una psicologo orientale, ma qualcuno che ha semplicemente già percorso la Via. In linea con ciò che l'umanità sa perfettamente da sempre, lo yoga ritiene che se vuoi crescere, evolvere, integrarti, ci sono solo due maestri: il primo è la vita e il secondo qualche anima grande che ti aiuti a leggerla e a reggerla. Solo un grande essere umano, sereno, equilibrato, integrato, riflessivo, gioioso, quieto, compassionevole, può accompagnare qualcuno al centro di sé stesso. Solo un vero yogi ti accompagna, qualcuno che la Via l'ha davvero percorsa, non uno che ne parla o l'ha letta su un libro. In realtà uno yoga therapist è solo quello che tradizionalmente chiameremmo “maestro”.

Alla luce di tutto questo, fare “yoga therapy” significa un insieme di cose:
  • ascoltare e riequilibrare la propria corporeità
  • imparare a percepire gli aspetti più sottili della “materialità” (che in realtà è energia)
  • cogliere il legame tra le dimensioni fisica, psichica ed energetica
  • lavorare sulle modalità di approccio della vita quotidiana e assumere punti di vista nuovi
  • riflettere sul sistema di valori che guida l'esistenza.

Proprio in rapporto al primo punto, occorre sottolineare che l'aspetto più fisico dello yoga consiste nell'accompagnare la persona ad ascoltare il proprio corpo, a sentirne le sfumature, a percepire le energie più sottili che si muovono, non a creare esseri prodigiosamente elastici o energeticamente potentissimi. Nessun contorsionismo, ma la consapevolezza, da parte del terapista, delle problematiche muscolari, articolari, posturali ed energetiche della persona che gli si affida e conseguentemente il fatto di partire dalle sue reali possibilità, senza nessun obiettivo di performance. La disciplina si adatta totalmente all'essere umano, non viceversa.
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